sentirti al sicuro, è un tuo problema, non mio.»
Il disprezzo nel suo tono mi ha ferito più della risposta stessa.
Pensavo che sarei scoppiata a piangere. Invece, l’ho guardato, l’ho guardato davvero, e alla fine ho preso una decisione.
Ho annuito.
“Va bene.”
La cena terminò poco dopo. Durante il tragitto in macchina verso casa, parlò del parcheggio.
Appena entrammo, mi tolsi le scarpe accanto alla porta. Lui si allentò la cravatta e disse: “Non ti agitare tutta la notte per questa cosa”.
Lo guardai.
“Non lo sono.”
«Bene»,
