E ancora.
In breve tempo, ogni sera ci ritrovavamo a parlare come se cinquant’anni persi fossero stati solo un’inconveniente di programmazione, anziché un’intera vita.
Abbiamo parlato di libri, del tempo, di vecchie canzoni, di dolori articolari e delle silenziose umiliazioni dell’invecchiare.
Abbiamo parlato dei nostri genitori, delle persone che avevamo seppellito e delle versioni più giovani di noi stessi che portavamo ancora dentro di noi come lettere piegate.
Una sera disse, a bassa voce: “Vorrei che avessimo avuto un’altra possibilità”.
Nessuno dei due è riuscito a dormire dopo.
Una settimana
