etichette tagliate, scaffali sfocati dal movimento. Immaginavo l’inevitabile telefonata, la sua voce leggermente tesa, che chiedeva: “È questo? O questo? Aspetta, cosa significa ‘normale’?”
Mi dicevo che andava tutto bene. Andava sempre bene. Queste cose succedono. Eppure, provavo una leggera stanchezza al pensiero di dovergli spiegare mentalmente un compito che normalmente svolgevo senza pensarci.
Anche se cercavo di scrollarmela di dosso, quella silenziosa aspettativa persisteva, insinuandosi sullo sfondo dei miei pensieri.
Il tempo passava. Mi muovevo per casa, sistemando i cuscini, sciacquando una tazza lasciata sul bancone, in ascolto del
